PIERO GOBETTI A CENTO ANNI DALLA NASCITA release_r2k6hhnv7zhq3nh62pd5vlp35y

by Di Carlino

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Abstract

In questi ultimissimi tempi (specialmente durante le recenti battaglie-o competizioni?-elettorali) si è sentito molto parlare di "buon governo". Una for-mula? Una categoria? Un'utopia? Sono degli interrogativi che forse rimarran-no senza una risposta. Tuttavia, è sufficiente riflettere un momento per accorgerci che le formule di carattere politico sono sempre soggette a variazioni, ossia a riformulazioni, a trasformazioni… a capovolgimenti. E ciò, ovviamente, per il mutare dei tempi, per necessità di cose, per riassestamenti e/o sconvolgimenti etici, poli-tici, economici e, più in generale, culturali che investono, sovrastano, deva-stano gli "impianti" sociali che l'uomo con fatica e con sacrificio va organiz-zando intorno a sé nel tempo. Le categorie, poi, effondono un dolce sapore di trascendenza, se non di trascendentalità, sicché, confinate nel mondo dell'irreale, vengono immagina-te come mete da raggiungere, anche se lontane da noi anni-luce. Le utopie, infine, non possono essere che soltanto pensate per via dell'i-dea di perfezione che in sé contengono. Eppure l'espressione buon governo ha dilettato l'udito della gente attraver-so i mezzi di comunicazione di massa ed ha riscosso un credito tutto da scon-tare. Infatti c'è da chiedersi: è esistito o esisterà un buon governo? E non sarebbe più semplice e più appropriato parlare di governo migliore rispetto ad altri (trascorsi o proposti), anziché classificarlo buono, ossia ricco di pregi e privo di difetti per non cadere nel formalismo, nel categoriale o nell'utopistico? Se non altro perché la classificazione di buono espunge da sé l'idea di catti-vo, di imperfetto e, più generalmente, di insufficiente, come sempre denuncia-no le opposizioni politiche. È vero, quelle che abbiamo velocemente appena fatte sono delle puntua-lizzazioni da ritenersi scontate, ma ci sono servite soltanto per agganciarci al fatto che è trascorso moltissimo tempo da quando Piero Gobetti ci offriva le sue riflessione su un buon governo, ossia un governo così come egli lo inten-deva con la sua Rivoluzione Liberale. I suoi tempi-e su questo non c'è da di-scutere-erano diversi dai nostri (a parte il ventennio dell'era fascista), ma i problemi d'allora sembra che siano anche quelli di oggi: liberalismo (indivi-dualistico) da una parte e socialismo (statalistico) dall'altra. E tale contrappo-sizione, così come è maturata fino ad oggi, è ben nota a tutti, senonché per ricordare il Torinese non possiamo non rivisitare il suo pensiero e vedere quali fossero le sue idee sul governo. Il primo passo da compiere, e forse il più importante, secondo Gobetti, è 81 NOTE
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